Pubblicato da: spaghettovolante | 10 novembre 2008

Compost

Vedo che molti pellegrini approdano a questa chiesa cercando parole come “effedieffe”, “blondet”, “blondet antisemita”, “leggere articoli effedieffe gratis”.

Potete credermi: se sapessi come si può fare a leggere gli articoli di effedieffe gratis, lo direi senza indugi.
In effetti, anche io mi sono posto il problema, e la cosa più semplice che mi è venuta in mente, è stato vedere se qualche anima pia aveva salvato gli articoli del nostro prode e li aveva messi in condivisione tramite il malefico programma Emule.
Se qualcuna di queste anime pie mi sta leggendo, lo invito ad agire in questo senso, in modo che anche noi taccagni si possa aqqulturircy con il pensiero del Sommo Blondet.
Su Emule, oltre ad articoli antecedenti al passaggio da delirio gratuito a delirio a pagamento, ho trovato un url. Cliccando, sono stato catapultato a questa pagina.
L’articolo, se così si può chiamarlo, si intitola: “L’evoluzionismo degli ignoranti”.
L’ho letto, e ho deciso di fare una cosa molto politicamente corretta, in un certo senso di ecologia culturale.
Con molta fantasia, possiammo definire il pensiero di Blondet come un accrocco di materia organica di scarto. Di sicuro è puzzolente e brutta da vedere, ma non è detto che non si possa ricavarne qualcosa. Quindi ora mi accingo, tramite i miei commenti in rosso, a cercare di cavare fuori il sangue da una rapa, una testa di rapa. Facciamo un po’ di compost 
L’evoluzionismo degli ignoranti
by Maurizio Blondet

Varie osservazioni di lettori più o meno ostili (ma pensa…) mi obbligano a tornare sul tema dell’evoluzionismo e della teoria (ha ha!) che vi si oppone, «intelligent design» (non «creazionismo») (nooooooooooooooooo).

A questo mi spinge anche un senso di pietà. C’è in giro una incredibile ignoranza, colpa della cosiddetta pubblica istruzione (sono d’accordo), del fatto che ormai, senza fabbriche e industrie, la gente è lontana dalla tecnica e dal modo di pensare scientifico (un operaio della Breda anni ’50 sapeva più di fisica che un bocconiano (e magari anche più di te che usi il II principio a tuo comodo), e della superficialità che è il modo di vita della massa umana.
Per esempio. 
Un tizio su Indymedia, fra vari insulti al mio indirizzo, crede di aver trovato la prova che mi smentisce: «e i microbi? I microbi che acquistano la resistenza agli antibiotici?». 
Eh sì, siamo a questo. 
Sfugge completamente al tizio il fatto che la resistenza agli antibiotici non rende i microbi né diversi né evoluti: sono i soliti microbi. 
La capacità di acquisire resistenza è scritta nel loro codice genetico fra gli altri caratteri. (ecco, vedete cosa vuol dire essere degli arroganti? Il “codice genetico” è semplicemente il codice grazie al quale vengono sintetizzate le proteine, dove a una certa tripletta di nucleotidi tradotti dal DNA in RNA corrisponde un aminoacido. Un “gene” è un segmento di DNA il cui prodotto in RNA contiene le istruzioni per formare una proteina a partire dagli aminoacidi.

Il codice è riassunto in questa immagine, i nomi degli aminoacidi appaiono sulla destra, le lettere indicano i nucleotidi della tripletta.

 

Il codice genetico

Il codice genetico

E’ chiaro, se mai qualcuno avesse dei dubbi, che Blondet parla a vanvera, come un vecchio al Bar dello Sport: nel codice non c’è scritto che come acquisire la resistenza agli antibiotici, nè altro. Il codice, come dice la parola, è un codice e basta. Blondet vaneggia, come al solito.

E’ come pretendere che una bella ragazza al sole, la cui pelle si abbronza per difendersi dai dannosi raggi solari, si «evolve». (notoriamente poi l’abbronzatura è in grado di trasmettersi alla prole)

Evoluzione è, per gli evoluzionisti, ben altra cosa: il passaggio da una specie inferiore ad una superiore, dal rettile all’uccello, da quello al mammifero (per gli evoluzionisti, cioè per i biologi, cioè per la scienza, dai rettili derivano uccelli E mammiferi, pezzo di cretino)
Dalla coppia di scimpanzé o di australopitechi, nasce un bambino umano (per questo rimando a un post dedicato all’ amico Rino Cammilleri: sono forse compagni di merenda?)
Le modeste variazioni osservate da Darwin (poveretto, non sapeva ancora nulla del DNA) in animali confinati in qualche isola del Pacifico per selezione naturale «non» sono evoluzione: sono variazioni all’interno della specie fissa. (tua nonna)
L’esempio spesso citato dai fanatici del darwinismo, quello delle falene che in Inghilterra sono più scure per nascondersi meglio nel paesaggio annerito da fumi industriali (tra l’altro è un falso: si tratta di un esperimento fatto con falene morte incollate agli alberi, per vedere quante ne mangiavano gli uccelli), «non» è evoluzione. 
Non si è mai constatato un solo passaggio da una specie a un’altra. (ah no? questa è fresca fresca:

 http://www.pikaia.eu/easyne2/LYT.aspx?IDLYT=283&Code=Pikaia&ST=SQL&SQL=ID_Documento=4094)


Il famoso «anello mancante», continuamente «scoperto», è stato continuamente smentito: dall’archeopterix al pitecantropo al Longisquama (dinosauro pennuto, scoperto falso) all’uomo di Piltdown (altro falso), tutti sono stati bocciati come anelli mancanti. (povero pirla: in pratica ogni fossile è un “anello mancante”:

http://www.transitional-fossil.com/

E’ sufficiente questo?)

La paleontologia trova, negli strati fossili, processi del tutto diversi dall’evoluzione. 
Constata periodiche esplosioni di forme viventi, a cui seguono massicce estinzioni. (tutte cose che, notoriamente, confutano l’evoluzione)
Tra l’altro (breve parentesi) il passaggio evolutivo a forme di vita «superiori», grazie al caso e alla selezione naturale, contrasta con il «secondo principio della termodinamica».
In base a questo principio, il caso aumenta l’entropia, non la diminuisce. (eccolo qui…)
Se prendete un boccale con uno strato di palline bianche e sopra uno strato di palline nere, e agitate bene, in breve le palline si mescoleranno: entropia, il degrado irreversibile di ogni e qualunque ordine. 
Se sperate di riuscire, a forza di agitare, a rimettere i due strati di palline come erano prima, potete agitare il boccale per millenni: «mai più» le palline torneranno in ordine. 
Per farlo, dovete gettare le palline sul tavolo e fare una cernita, facendo due mucchietti, uno bianco e uno nero. 
Questo si chiama «aggiungere informazione» al sistema, ed è un intervento «esterno e intelligente». (Blondet ci sta dicendo che non è in grado di dividere un insieme di palline in due sottoinsiemi di diverso colore. Ho spiegato quanto si deve essere ignoranti per usare il secondo principio della termodinamica per confutare l’evoluzione in questo post)

C’è persino un biologo (un biologo che parla di evoluzione? Strano) che mi oppone: altro che complessità irriducibile, il sangue delle lamprede («primitive») ha un’emoglobina di una sola catena proteica, mentre ogni altro animale ha emoglobina a quattro catene. (non commento qui perchè il bello è dopo)
Una vera fesseria. 
Il punto è che la lampreda, come tutti i suoi pari (ciclostomi) non è più «primitiva» di un pesce fornito di mascelle. 
E’ solo che, perfettamente adattata (da chi?) al suo ambiente (nicchia ecologica) non ha bisogno di un sangue più sofisticato; stando ferma aggrappata a uno scoglio (sta tutta la vita attaccata a uno scoglio? Le lamprede sono ectoparassiti, in genere), non consuma l’ossigeno di cui ha bisogno un ghepardo, o un tonno.
Poi ci sono animali fantastici
,
inspiegabili da alcuna teoria. 
Il limulus, una specie di granchio (ma è parente degli aracnidi) (ah si? E’ parente? In che senso è parente? Volevi dire affine, vero? Ma ti sei confuso. Lapsus?), il cui sangue non è rosso ma blu: perché non è basato sul ferro (emoglobina è ferro, e si lega all’ossigeno ossidandosi), ma sul rame. Quale scopo funzionale ha questo unico sangue a base di rame? (la butto lì: a respirare? Il limulo possiede emocianina al posto di emoglobina. E non è affatto un caso isolato. La possiedono anche molluschi e artropodi, cioè il phylum di cui fa parte il limulo)

Non si sa. 
Il limulus, «primitivo» come nessun altro (viene ritenuto vicino agli estinti trilobiti), ha anche una vista ad intensificazione di luce: di notte, la sua acuità visiva aumenta di 2000 volte. 
Che se ne fa? (boh?)
Non si sa. 
In ogni caso non sembra un carattere primitivo. (Mah…)

Un altro mi accusa di aver usato «darwinismo» al posto di «evoluzionismo». 
Vero. 
Il darwinismo era la teoria mitologica iniziale, quella che vedeva la «lotta per l’esistenza». L’evoluzionismo sofisticato ha abbandonato il concetto di «lotta per l’esistenza». 
Ora la sopravvivenza del più adatto non significa la sopravvivenza del più aggressivo; è la sopravvivenza di colui «che riesce a passare i suoi geni alla progenie». 
La vita non fa più la guerra, fa l’amore: l’ideologia si evolve con la cultura corrente. 
La cosa è ripetitiva. 

(mi viene da piangere. Il darwinismo consisterebbe nella prevalenza del più aggressivo? FSM mio dammi la forza!)
Stephen J. Gould, in quanto marxista, ha abbandonato il mito evoluzionista dei piccoli graduali miglioramenti per gli «equilibri puntuati»: esplosione improvvisa di nuove specie, senza transizione (Gould era un paleontologo). 
Insomma, il riformismo liberale alla Darwin (concorrenza, lievi miglioramenti) diventa, per Gould, la «rivoluzione» leninista, il passaggio immediato ad un nuovo ordine, ovviamente superiore. Purtroppo, i suoi amici evoluzionisti hanno definito Gould «il Gorbaciov del darwinismo»: nei suoi tentativi di salvare il mito scientistico, lo ha distrutto, come Gorby ha distrutto il comunismo sperando di riformarlo. 
Presa alla lettera, la teoria di Gould direbbe: un bel giorno, da due rane (anfibi) è nato un rettile; un altro giorno, da due rettili è nato un uccello; ancora più avanti, da una coppia di uccelli un mammifero, o un marsupiale. 
E da due scimmie, un bambino umano. 
Una catena di miracoli mai constatati, da far impallidire d’invidia ogni creazionista biblico.

(ridere o piangere?)

Un altro mi oppone: «e il Neanderthal?». 
Constato desolato che ancora c’è chi crede – a questo punto è la cultura scientifica (quando si diche l’arroganza) – che il Neanderthal sia un antenato primitivo dell’Homo Sapiens Sapiens (sapiens in minuscolo)
Invece era un cugino, un collaterale. 
Non è venuto «prima» dell’uomo, ha convissuto con l’uomo per millenni. (E’ vero, il Neanderthal era nostro cugino, ma non mi risulta che anche prima delle prove molecolari, sia stato ritenuto nostro antenato. Le sole prove paleontologiche bastano da tempo a collocare la culla dell’umanità in Africa)
I presunti antenati dell’uomo mostrati nelle enciclopedie dei ragazzi e nei documentari della CNN sono, come sanno bene gli addetti ai lavori, dei collaterali. 
L’albero genealogico umano non è un albero, ma un cespuglio con tanti rami alla base. (quindi?)
Il Neanderthal era un vero uomo, con un tallone di Achille: era specializzato. 
Aveva un odorato fantastico, che ne faceva un grande cacciatore. 
L’uomo che è sopravvissuto (il Sapiens) non è specializzato. Il che significa che non è tutt’uno con una precisa nicchia ecologica, che spazia in ogni ambiente.

(Ora inizia il delirio finale)

L’uomo ha uno strano carattere, quello della neotenia: mantiene in modo permanente caratteri infantili, che anche i primati (gorilla e scimpanzé) hanno, ma solo per poche settimane d’infanzia. Fronte bombata, poco pelo, faccia verticale, lineamenti fini, denti deboli. 
E niente zanne, artigli, corna e coda. 
Indifeso: ed è per questo che è sopravvissuto. 
Le creature super-difese, «specializzate»; sono legate al loro ambiente. 
Le scimmie quadrumani (così si arrampicano sugli alberi) alla foresta tropicale. 
Portatele al di là dei Tropici, e si ammalano di tubercolosi. 
Le giraffe, sono specializzatissime. 
Animali «primitivi» ed «evoluti», lamprede, dinosauri e picchi, non sono mai imperfetti, non hanno organi incipienti e incompleti. 
Sono tutti perfetti, ossia perfettamente inseriti nella loro nicchia ecologica. 
Ma basta che la nicchia ecologica cambi (per ragioni climatiche, magari) e gli specializzati si estinguono, i non specializzati vivono.

La maggior specializzazione della scimmia rispetto all’uomo fa dire a Sermonti il paradosso (molto serio) che la scimmia è «posteriore» all’uomo, è il discendente dell’uomo; non suo padre, ma suo nipote.
Se i due hanno un antenato comune, questo ipotetico antenato non doveva ancora essere fornito degli apparati specializzati della scimmia; doveva essere, come l’uomo, un essere «infantile», non quadrumane, senza coda, senza pelo, senza zanne, eretto, non ancora pre-determinato per una precisa nicchia ecologica. 
Un uomo è la scimmia più «primitiva». L’uomo è più vicino all’origine.

Non m’illudo di aver convinto. 
Mi limito a rimandare chi volesse ancora interloquire al mio libro, «L’Uccellosauro ed altri animali» (Effedieffe) in cui ho esposto tanti elementi che la brevità, qui, mi vieta. (N.B: codesto “libro” è inserito nella “bibliografia” di un “articolo” ad opera del famigerato Francesco Agnoli, che ho inserito nella pagina apposita Camicie di forza cercansi).
Ma prima di interloquire, molti dei miei interlocutori dovrebbero interrogarsi su se stessi: da dove viene la rabbia, l’odio con cui difendono l’evoluzionismo? 

La furia personale, il disprezzo, con cui attaccano chi gli propone (non gli impone) un’altra ipotesi? L’odio non è mai un segno di alta evoluzione. 
L’odio per le idee nuove e mai sentite prima è un sintomo di involuzione gravissima: che denuncia la discesa dal livello umano – l’uomo che sopravvive è aperto alle idee, la sua «nicchia ecologica» non è la natura, ma la cultura, non il mondo esterno, ma l’interiore, dove progetta, sogna e rinnova – verso quello entomologico. 
Le formiche non hanno bisogno di idee nuove, perché fanno tutto sempre allo stesso modo da milioni di anni.
Se una formica volesse dire una cosa diversa, il formicaio la aggredirebbe come un «intruso». 
Temo infatti che questo sia il destino dell’uomo ultimo: ci stiamo trasformando in un formicaio, vogliamo diventare api e formiche. 
L’involuzione della specie.

Blondet, soddisfatto delle sue argomentazioni

Blondet, soddisfatto delle sue sagaci argomentazioni

 

Mi spiace, credo che il mio esperimento non sia andato a buon fine. Blondet è irriciclabile.

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Responses

  1. Mi hanno toccato molto le chicche:
    – il darwinismo è la teoria “mitologica” iniziale;
    – “da due scimmie è nato un bambino”

    Sulla seconda però ha ragione. Il bambino nasce dall’uomo e dalla donna (la donna, va però precisato, nasce dalla costola asportata di un uomo).

  2. Mi viene incredibile credere a ciò che ho appena letto.

    Ed è insita in questi esseri non-pensanti l’associazione della parola “evoluzione” alla parola “migliore”.

    Le specie non evolvono in esseri migliori, ma in esseri più adatti a sopravvivere in quelle vigenti circostanze.

    Si leggano “Il Gene Egoista” di Richard Dawkins.

    Studiareeeee

  3. Oh, ma loro lo “leggono” “Il gene egoista”, e poi ti vengono a raccontare che Dawkins dice che bisogna essere egoisti per sopravvivere. Quello che ancora mi sconcerta (e questa è una mia limitazione) è il codazzo di imbecilli che pendono dalle labbra di questi profeti dell’ ignoranza.

  4. Spaghetto, ti invito a leggere le ultime sul mio blog (si,è diventato un blog e anche divertente).
    Posso metterti tra i miei preferiti o vuoi privacy?

  5. Mettimi pure tra i preferiti. Sapessi che bella gente che visita il mio sito…Gran bella cosa l’ IP vero?
    Ho dato solo un’occhiata al tuo blog, al momento mi trovo fuori città per un workshop sulle nuove tecniche per spargere scie chimiche, con esercitazioni pratiche (e non sono troppo distante da Sanremo…), ma presto inizierò a frequentarlo.
    ciao a tutti, è in cantiere un altro post.

  6. … dove stà scritto nel “gene egoista” che bisogna essere egoisti per sopravvivere?

    Il libro tratta semplicemente di un nuovo aproccio per la comprensione delle dinamiche legate alla teoria dell’evoluzione, vista in funzione del DNA e non delle “specie”.

  7. […] voluto fare un altro tentativo di compostaggio, come feci a suo tempo con la vecchia conoscenza Maurizio Blondet, ma non mi è stato […]

  8. Citazione:
    “Il codice, come dice la parola, è un codice e basta.”
    Si, ma questo non toglie il fatto che se un batterio acquisisce reisstenza, non diventa un altro batterio.
    Se così non fosse, la scienza dovrebbe cambiargli nome ad ogni resistenza come si fa per gli esponenti di nuove specie.

    Citazione:
    “notoriamente poi l’abbronzatura è in grado di trasmettersi alla prole”
    Ok, allora visto che fai tanto lo spocchioso, parlami del Deinococcus radiodurans e del perchè la sua così potente resistenza alle radiazioni non è così diffusa in tutti i suoi discendenti.
    Non mi dire che non si è evoluto o che quella resistenza serve solo a lui e agli altri no.
    Sono davvero curioso della risposta.

    Citazione:
    “ah no? questa è fresca fresca:”
    Ok qui siamo sul ridicolo.
    La specie Biston betularia ha due varietà, quella con le ali scure e chiare.
    Le specie di ciclidi sono oltre 500 ed ognuna ha una sua variazione di colore.
    Il fatto è che agli occhi di un evoluzionista esiste sempre quel famoso reperto fossile in comune dato per scontato, da cui in questo caso tutti i ciclidi provengono.
    Il discorso è che se una Biston betularia diventa scura, non è una nuova specie, così come se un ciclide diventa verde non è una nuova specie.
    L’articolo infatti parla di due nicchie ecologiche differenti, cosa che non hanno le betularie.
    Inoltre il cambiamento di un colore non implica per forza il cambio di una dieta, il cambio di nicchia ecologica, e la non più interfecondità tra individui della stessa specie.
    Esistono dei diversi metodi per la quale si possa ipotizzare una selezione.
    Nel caso della Drosofila melanogaster è il ferormone che impedisce alla femmina di riconoscere il maschio.
    Il colore diventa elemento di selezione solo se è usato per l’accoppiamento, ma ovviamente un ciclide non cambia colore da un giorno ad un’altro così ed insieme ad una moltitudine di altri ciclidi e genera un ceppo abbastanza grande per non contrarre malattie genetiche da ricombinazione.
    Diverso invece è il discorso per la Drosofila che cambiando alimentazione può cambiare anche ferormone, ma a differenza dei ciclidi il ferormone diverso non è genetico e se le due popolazioni tornano in contatto con le medesime condizioni, sono riaccoppiabili tra loro.
    Ovviamente per gli evoluzionisti la cosa non fa una piega e pensano che nei ciclidi la cosa è avvenuta come nelle drosofile oppure, nelle drosofile avverrà la stessa cosa che è avvenuta (forse) nei ciclidi.
    Quali prove a testimonianza di ciò?
    Pare che i reperti fossili non testimoniano casi di speciazione per via di questi piaceri delle femmine nello scegliere un maschietto colorato meglio di un altro.

    Citazione:
    “E’ sufficiente questo?”
    Stiamo sempre là ovviamente, parentele in funzione di somiglianze fenotipiche.
    Quando impareranno ‘sti benedetti evoluzionisti.

    Citazione:
    “mi viene da piangere. Il darwinismo consisterebbe nella prevalenza del più aggressivo? FSM mio dammi la forza!”
    Al nostro Jedi serve la forza e noi gliela diamo (in faccia).
    Vediamo quanto ‘sta benedetta selezione naturale selezioni i più adatti.
    In una popolazione di orsi dopo un inverno freddo muoiono un certo numero di animali.
    Ora voi direte, bene, ecco la selezione naturale come fa.
    Nient’affatto.
    Il problema è che nei K selezionati che vivono in branco e dove esistono le femmine ed i maschi domininanti ad accoppiarsi non sono i più adatti, ma i più forti e basta.
    Chi pesta di più e fa fuggire l’avversario/i si accoppia; l’unica cosa che viene selezionata è la forza, quella che mi manca a me per continuare a leggere il tuo articolo da dilettante.
    Per ipotizzare che esista questa selezione in grado di selezionare i cambiamenti, bisogna ipotizzare una strage di orsi e che nessuno di questi meno adatti riesca a salvarsi, cosa che in natura non avviene quasi mai circa le migliaia di soluzioni che hanno gli animali per poter sopravvivere alle disgrazie.
    Non è detto infatti che un orso più freddoloso cerchi rifugi più riparati e riesca a sopravvivere ugualmente.
    Inoltre poi esistono le altre variabili.
    Accoppiamento da rituale, da bellezza e non accoppiamenti per eccessiva diversità.
    L’accoppiamento da rituale non prevede alcuna selezione naturale, a vincere sono solo quelli che svolgono quel preciso rituale (e non un altro e la domanda di rito è come si speciano i rituali d’accoppiamento)e non il più adatto, poi c’è quello come nel caso del pavone, dove ad accoppiarsi sono solo i più belli (ma che bella selezione), e per finire i cambiamenti dovuti al caso, può generare anche un carattere fenotipico migliore dal punto di vista della seleziona naturale, ma non è detto che poi piaccia per l’accoppiamento, un animale per esempio con palchi (cervo) più grandi magari, si potrà difendere di più rispetto ad uno che li ha più piccoli, ma non è detto che piacciano alle femmine e potrebbe essere scartato (questa cosa è stata notata in alcuni esemplari che avevano corni di diversa forma, numero o grandezza).
    Quello su cui bisogna ragionare non è su una stupidissima riflessione in seno ad un esperimento da laboratorio oppure a quello che la nostra mente attribuisce positivamente ad un animale.
    Ogni animale ha un range d’azione dove i geni decodificano determinati elementi estetici e questi non si possono modificare a nostro piacimento secondo la nostra logica razionale.
    Le variabili in natura sono talmente tante che per rendere un esperimento scientifico, bisognerebbe riprodurle tutte in laboratorio con la medesima percentuale di peso che hanno in natura.
    Nessuno studioso attualmente è in grado di poter ricreare tutte le variabili in natura e portare seriamente dei risultati che siano infinitamente grandi dove si testi una volta per tutte se effettivamente una determinata sequenza amminoacidica, possa cambiare realmente oppure se la natura la rende bloccata, selezionando tutte le varianti come se fossero negative.

    Per la plebe, io ho letto alcuni pezzi di libri scritti non solo da Dawkins, ma anche di altri materialisti ed obbiettivamente m’hanno fatto quasi ridere su come la fantasia umana viaggia a limiti stratosferici nelle menti degli evoluzionisti.
    Il discorso sulla formazione dell’occhio di Dawkins è davvero ridicola, non prende minimamente in considerazione la praticità di una mutazione, lui parte dal presupposto è razionalmente utile ed anche se di poco, verrà sicuramente selezionato.
    Vergognoso; esistono tante di quelle variabili in natura che la presunzione di Dawkins è proverbiale e l’ignoranza dimostrata nel non citarle neanche è da vero dilettante.
    Siamo in mano ad un imbecille patentato che elabora teorie in laboratorio o nella sua mente invece che sul campo.

  9. Banaman, tu pensi SERIAMENTE che io abbia il TEMPO e la VOGLIA di farti da psicoterapeuta?

    Io sono per rimedi molto più semplici:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Clorpromazina
    http://it.wikipedia.org/wiki/Metilfenidato

    salutami il gigantesco criceto turchese seduto di fianco a te


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