
In molti credono che il Popper che viene invocato da certa gente come garante della non scientificità della Teoria dell’ Evoluzione, sia il filosofo, Karl Popper, che ha enunciato il principio della falsificabilità delle teorie scientifiche. Una teoria, per essere definita scientifica e non metafisica, deve avere in sé i presupposti per essere falsificata. Se si osserva un fenomeno o si esegue un esperimento che non si accorda con la teoria, la teoria deve essere cambiata, oppure modificata in modo che anche quel dato possa essere spiegato.
Dal momento che è possibilissimo falsificare la teoria dell’evoluzione per selezione naturale (trovatemi dei conigli fossili nel precambriano, come diceva J.B.S. Haldane, o spiegatemi perché abbiamo innumerevoli fossili che testimoniano transizioni da una morfologia a un’altra, oppure portatemi (AISO? toc toc) un gene la cui sequenza non si accordi con un processo evolutivo, oppure eseguite un esperimento che evidenzi che il cambiamento delle frequenze geniche non avviene nei modi predetti dalla teoria dell’evoluzione), a questo punto è lecito chiedersi se questo Popper, non sia in realtà il popper (minuscolo) nome popolare per i nitriti alchilici, sostanze volatili psicoattive.

Ciò premesso, andiamo a vedere l’ultima del viceprez del CNR Bob de Mattei (Ancora lui? Si.)
Il Bob, dopo aver dato asilo a un pugno di creazionisti nei locali dell’istituzione di cui è vicepresidente, avervi fatto seguire un dossier sulla (mmppfff…) rivista Radici Cristiane (HAHAHAHAHAHA ehm, scusate) dal titolo Evoluzionismo: il tramonto di un’ipotesi, il Bob dicevo il 6 novembre presenterà un libro dal medesimo titolo. Vediamo come ne viene data notizia sul giornale preferito da Livio Fanzaga. Note in rosso e ipertesti miei. L’articolo è riportato integralmente, non me la sono sentita di tagliarlo. Proseguite a vostro rischio.
da http://www.libero-news.it/articles/view/590447
L’outing degli scienziati contro Darwin
Fosse una ipotesi scientifica come le altre, l’evoluzionismo sarebbe finito già da tempo, se non nell’obitorio della scienza, quantomeno nel reparto dei malati gravi, viste le tante discordanze che le conseguenze di questa teoria hanno con l’osservazione empirica [ecco uno che sa usare le metafore]. Ma l’evoluzionismo non è più una teoria qualunque, da sottoporre a rischio di falsificazione, come richiesto dall’epistemologo Karl Popper per distinguere ciò che è scienza da ciò che non lo è. Esso è un dogma al quale si può aderire solo mediante atto di fede. Una metafisica, insomma [vedi sopra]. Proprio come quel “creazionismo” [non è chiaro il significato delle virgolette] che degli evoluzionisti è il grande nemico[ho la pelle d'oca].Con la differenza che chi difende l’ipotesi della creazione di solito lo fa con la Bibbia in mano, e non pretende di parlare in nome della scienza [superfluo dire che i fatti mostrano il contrario].
La stessa comunità scientifica è tutt’altro che concorde con le ipotesi sviluppate da Charles Darwin nell’Origine delle specie [fornire peer reviews, please]. La novità è che molti di questi scienziati adesso iniziano a rendere pubbliche le loro critiche. Un libro importante uscirà nei prossimi giorni per le Edizioni Cantagalli. Si intitola (e il titolo già dice tutto) Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, ed è stato curato da Roberto de Mattei, vicepresidente del Consiglio nazionale delle ricerche. Il volume, che Libero ha potuto leggere in anteprima [a dire il vero, se avete 17 euro che vi bruciano in tasca, potete tranquillamente comprarlo ora e con 4.50 in più di spedizione averlo in due giorni], raccoglie gli interventi tenuti in un convegno a porte chiuse che si è svolto a Roma lo scorso febbraio nella sede del Cnr. Un’occasione che ha visto a confronto biologi, paleontologi, fisici, genetisti, chimici, biologi e filosofi della scienza di livello internazionale.
La prima cellula
La tesi illustrata 150 anni da Darwin e portata avanti dai suoi epigoni è riassumibile in tre assiomi. Primo: «Tutti gli esseri organici che hanno vissuto su questa terra sono derivati da una singola forma primordiale, nella quale la vita è stata per la prima volta infusa» (come scritto dallo stesso Darwin nell’Origine delle specie [eh no, cicciobello. Quella frase fu imposta dall'editore a Darwin nelle edizioni successive alla prima]). Secondo: la selezione naturale è stata «il più importante, anche se non esclusivo, strumento di modificazione» attraverso il quale le forme di vita più complesse si sono evolute da quelle più semplici. Terzo, non esiste alcun “progetto”: le mutazioni sono casuali e alcune rendono certi individui più adatti alla sopravvivenza; trasmettendole ai loro eredi, rendono possibile l’evoluzione.
Un corpus teorico che, secondo i documenti che il Cnr sta per rendere pubblici, fa acqua da tutte le parti. [si, li avevano nascosti i templari nelle catacombe, ma per favore]
Il fisico tedesco Thomas Seiler mette il darwinismo alla prova della seconda legge della termodinamica, secondo la quale l’entropia, che può essere definita come il caos in natura, non può mai diminuire [ne parlo in un mio sermone]. E «l’ipotetico emergere della vita da processi materiali indiretti, come suggerito dalla teoria evoluzionistica, non è conforme» a questa legge. Ma anche «la successione di piccole variazioni genetiche che portano alla costruzione di un organo completamente nuovo tramite selezione naturale», prevista dal darwinismo, «è una processo da escludere di entropia decrescente». Non a caso, nota Seiler, malgrado siano stati descritti più di 1,3 milioni di tipi di animali, «nessun organismo mostra segni di essere in evoluzione verso una complessità maggiore. Come previsto, l’entropia biologica non sta diminuendo». [ovviamente, falso. (Preoccupante quante volte sono costretto a usare la parola ovviamente, vero?) http://www.skeptics.com.au/publications/articles/the-information-challenge/] Insomma, la fisica stessa si ribella all’ipotesi darwiniana. [a sentir questo qualcos'altro mi si ribella: le viscere]
L’evoluzionismo presuppone inoltre lunghissimi tempi geologici, nei quali – come affermano i suoi sostenitori, «l’impossibile diviene possibile, il possibile probabile e il probabile virtualmente certo» [ma da dove le tirano fuori?]. La sequenza degli strati dei fossili marini, ad esempio, secondo i darwinisti confermerebbe processi durati milioni di anni. Ma il paleontologo francese Guy Berthault [che poi è un sedimentologo] sostiene che, calcolato con nuovi metodi più attendibili, il periodo di sedimentazione dei fossili si rivela assai più breve di quanto creduto sinora e il tempo degli sconvolgimenti geologici si accorcia drasticamente. Tanto da essere «insufficiente per l’evoluzione delle specie, come risulta concepita dai sostenitori dell’ipotesi evoluzionista» [il nostro Guy è uno che crede che il Grand Canyon si sia formato in un anno per via del diluvio universale, http://www.bibleandscience.com/otherviews/berthault.htm.
Chi è che prima diceva che chi teneva la Bibbia in mano non pretendeva di parlare in nome della scienza?].
Dominique Tassot, che in Francia dirige il Centre d’Etudes et de prospectives sur la Science [Tassot è una specie di ingegnere con un Ph.d. in Filosofia, e il Guy di prima appartiene a questo centro], invita [che gentile] a non confondere tra «micro-evoluzione» e «macro-evoluzione». Nel primo caso rientrano le mutazioni adattative accertate, che riguardano caratteri secondari come il colore, lo spessore della pelliccia di un animale, l’altezza, la forma del becco e così via. Ma «è paradossale», sostiene, «estendere il significato della parola “adattamento” per indicare l’evoluzione di nuovi organi del corpo», come «il passaggio dalle squame alle piume o dalle pinne alle zampe», esempi di macro-evoluzione: fenomeno «che manca di qualsiasi verifica empirica o di base teorica». [è scritto nei genomi, controlla]
Charles a scuola
Il genetista polacco Maciej Giertych sottolinea che «siamo a conoscenza di molte mutazioni che sono deleterie» e anche «di mutazioni biologicamente neutrali», ma le cosiddette «mutazioni positive», che consentirebbero l’evoluzione delle specie, «sono più un postulato che una osservazione». L’esempio che più di frequente viene fatto, l’adattamento di certe erbacce al diserbante atrazina, «in nessun modo aiuta a sostenere la teoria dell’evoluzione», perché si tratta di un adattamento «positivo soltanto nel senso che protegge funzioni esistenti», ma «non fornisce nuova informazione, per nuove funzioni o organi». A conti fatti, secondo Giertych, «l’evoluzione dovrebbe essere presentata nelle scuole come un’ipotesi scientifica in attesa di conferma, come una teoria che ha sia sostenitori che oppositori. Per di più, sia gli argomenti a favore della teoria che quelli contrari dovrebbero essere presentati in modo imparziale».
[E apriamo una bella parentesi su questo bel tomo http://en.wikipedia.org/wiki/Maciej_Giertych. Il nostro Macieji, è più noto come politico che come scienziato, e quando in quanto tale scrisse a Nature per contestare il fatto che gli si attribuiva di aver detto di auspicare che il creazionismo venisse incluso nei programmi scolastici , mentre il poveruomo semplicemente diceva che la teoria dell'evoluzione era falsa, e che tra le schiaccianti prove c'è il dato di fatto che gli uomini hanno convissuto coi dinosauri ecc...ecc...: Maciej è una classica pigna in culo.
http://scienceblogs.com/pharyngula/2006/11/nature_publishes_a_crank_lette.php
Maciej in quella occasione si presentava come appartenente all'istituto di dendrologia dell'accademia delle scienze polacca: tra le tante lettere che seguirono la pubblicazione della replica (il cui tono generale era: "ma questo da dove è uscito?") ce n'era una della direttrice di quell'istituto, Gabriela Lorenc-Plucin, che ci teneva a puntualizzare che quanto detto da Giertych non rispecchiava certo la posizione dell'istituto, e che a suo parere il creazionismo non è scienza. Dice poi Joanna Rutkowska, dell'Istituto di Scienze Ambientali (Jagiellonian University) di sentirsi esterrefatta come scienziata, e di provare imbarazzo come scienziata polacca, assicurando che gli scienziati del suo paese sono ben lungi da essere sulle posizioni dell'illustre compatriota di cui sopra.
Dettagli qui:
http://scienceblogs.com/pharyngula/2006/12/pigpile_on_maciej_giertych.php]
La verità, banale e meravigliosa allo stesso tempo, è che, come scrive de Mattei, «dal punto di vista della scienza sperimentale, entrambe le ipotesi sulle origini, sia l’evoluzionista che la creazionista, sono inverificabili. Su questi temi ultimi non è la scienza, ma la filosofia, a doversi pronunciare». [e se lo dice il vicepresidente del CNR, dovete crederci]
L’articolo è firmato da Fausto Carioti, ed invito i fedeli a visitare il suo esilarante blog, che tra l’altro riporta l’articolo di Libero con l’etichetta “Epistemologia e scienza” (…)
http://aconservativemind.blogspot.com/2009/11/scienziati-contro-darwin.html

Possa il nostro Pastoso Signore illuminarci, RAmen
AGGIORNAMENTO:
nel caso stentiate ancora a credere a quanto riportato
http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=26553&Itemid=46
questo è esilarante:
http://serpentario.wordpress.com/2009/10/29/antievoluzionisti-e-non-per-fede/
ed è stato seguito da questo, dove si parla di un altro libro firmato da uno dei partecipanti al “convegno internazionale mondiale italiano” del 16 ottobre
http://serpentario.wordpress.com/2009/11/03/lalternativa-a-darwin/
Leucophaea, nel mio blogroll, commenta così la notizia:
“Andate avanti voi, a me viene da ridere, se non piangere.”
http://leucophaea.blogspot.com/2009/11/questo-e-vicepresidente-del-cnr.html








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